Industriale, elettrotecnico e amministratore. Tra i primi a portare l'energia elettrica nelle Marche meridionali. Presidente della Camera di Commercio di Ascoli dal 1913.
Francesco Luigi Merli è il protagonista novecentesco della famiglia. Nipote di Luigi Merli e suo erede industriale, raccoglie nel 1889 — insieme ai fratelli Luigi e Giovanni — un complesso di mulini, pastificio, cartiera, residenza urbana e terreni, e lo trasforma in qualcosa di interamente nuovo: una rete elettrica. Per circa trent'anni la sua firma resta legata all'avventura imprenditoriale più rilevante dell'Ascolano del primo Novecento.
Nel 1903 Francesco Luigi accende a Mozzano la prima centrale idroelettrica della valle del Tronto, ricavandone l'energia per alimentare gli stabilimenti di famiglia e l'illuminazione pubblica delle prime comunità della valle. Nel 1904 fonda una compagnia telefonica; nel 1909 dà vita alla Società Elettrica del Tronto, capitalizzata sulla rete idraulica della famiglia e quotata dal 1912 alle Borse di Milano e Roma.
Negli anni successivi la società elettrifica Ascoli, Castel di Lama, San Benedetto del Tronto, l'intera Val Vibrata, e fornisce corrente a uno stabilimento di carburo di calcio. È in quest'epoca che l'energia idraulica del Castellano — la stessa che dal Settecento muoveva i mulini Merli — diventa elettricità per una valle intera. Alle attività elettriche, Francesco Luigi affianca la società delle terme di Acquasanta (1916), una compagnia peschereccia a San Benedetto (1919) e una fabbrica di abrasivi nel Teramano.
Tra il 1928 e il 1930 Francesco Luigi è podestà di Ascoli Piceno. La nomina arriva dopo che la federazione fascista locale, lacerata da fratture interne, era stata posta sotto commissariato nel 1926: Roma sceglie come amministratore una figura di prestigio civile estranea alla linea più radicale del partito. Di lui Giuseppe Di Bello ricorda la formazione nei radicali e tra i liberali di sinistra di inizio secolo, l'appoggio dato alle amministrazioni progressiste e riformistico-socialiste nelle stagioni precedenti, e il fatto che il partito fascista gli avesse rilasciato la tessera solo honoris causa, nel 1924, dopo lunga diffidenza per il suo passato democratico.
Il biennio podestarile resta dunque, nella storia della famiglia, un dato di fatto da consegnare integralmente al lettore, senza glorificazione e senza omissione. È, nella documentazione disponibile, l'incarico pubblico più alto della famiglia in epoca moderna.
Nel 1929 la crisi bancaria italiana investe il Credito Adriatico, istituto presieduto da Francesco Luigi. Il dissesto viene rilevato dal Banco di Roma: Francesco Luigi cede le azioni alla pari, al valore nominale di cento lire, e impegna a garanzia dei circa trentacinque milioni di passivo l'intero patrimonio della famiglia, comprese le seicento ettari di terra di proprietà. È la fine dell'epoca industriale dei Merli: dal 1930 Francesco Luigi torna a essere, come i suoi avi sei generazioni prima, un proprietario terriero — proprio mentre presiede l'Unione Agricoltori della provincia.
Questa pagina è destinata a crescere. Mancano ancora: un ritratto di Francesco Luigi, una rassegna dei documenti societari conservati nell'Archivio Privato Merli, fotografie d'epoca della centrale di Mozzano e dello stabilimento del Castellano, e una bibliografia ragionata. Si lavora a completarla con il contributo della famiglia.