La Famiglia
lo stemma dei Merli sopra il portale

Sei secoli ad Ascoli Piceno. Mugnai e cartai sul Castellano, industriali e finanzieri tra Otto e Novecento, custodi del palazzo dal 1885.

La famiglia Merli è documentata ad Ascoli Piceno dal Quattrocento. Per oltre tre secoli la sua storia coincide con quella dei mulini e delle cartiere del fiume Castellano; nell'Ottocento si trasforma in una delle prime esperienze industriali del Piceno; nei primi decenni del Novecento porta l'energia elettrica nella valle del Tronto. È in questa parabola — di acqua, di farina, di carta e infine di corrente — che si inscrive l'acquisto, nel 1885, delle due torri gentilizie di Piazza Sant'Agostino, attorno alle quali nascerà il palazzo.

I  ·  le origini  ·  XV–XVII secolo

Una famiglia ascolana,
tra acqua e farina.

I primi Merli documentati in città risalgono al Quattrocento. Per generazioni la famiglia è legata alle attività molitorie e cartarie del fiume Castellano, l'affluente del Tronto che scorre ai piedi della città: un'economia di acqua, ruote e pietre da macina che resterà il cuore della loro attività fino alla metà del Novecento.

La prima attestazione documentaria certa della loro presenza sul fiume risale al 1674, quando un chirografo pontificio concede ai Merli il diritto di sfruttare le acque alla confluenza tra il Tronto e il Castellano per un frantoio da olio a due macine. È un atto modesto, ma segna l'ingresso ufficiale della famiglia in un sistema di concessioni — terre, acque, opifici — che la Camera Apostolica regolava nello Stato Pontificio. Da quel momento i Merli compaiono regolarmente nelle carte dell'amministrazione dello Stato, accanto ad altre famiglie ascolane attive nello sfruttamento delle acque.


II  ·  l'enfiteusi del 1792  ·  i mulini del Castellano

Un'investitura perpetua
dai palazzi vaticani.

Il passaggio decisivo avviene nel 1792. In quell'anno Luigi Merli — bisnonno dell'omonimo protagonista ottocentesco — ottiene dalla Camera Apostolica un'enfiteusi perpetua su un nucleo di opifici di valore strategico: i due mulini di Sopra e di Sotto sul Castellano, una cartiera cinquecentesca e una gualchiera per la lavorazione dei panni. È, di fatto, l'assegnazione perpetua del controllo industriale dell'intero tratto di fiume.

L'operazione si deve all'intermediazione di suo fratello, Monsignor Giovanni Merli, Prefetto della Congregazione del Buon Governo, l'organo che a Roma sovrintendeva all'amministrazione finanziaria delle comunità dello Stato Pontificio. È il primo dei due grandi snodi della storia della famiglia: da quel momento i Merli non sono più semplici concessionari, ma proprietari perpetui di un complesso produttivo. La trasformazione da appaltatori di acque a imprenditori in proprio è cominciata.


III  ·  Luigi Merli  ·  1808–1889

Il secolo del vapore,
e il primo del Tronto.

Luigi Merli (1808–1889) è il protagonista ottocentesco della famiglia. È a lui che si deve la trasformazione dei mulini di famiglia in un complesso industriale moderno — e, nello stesso anno 1885, l'acquisto delle due torri da cui prenderà il nome il palazzo.

Il suo programma di modernizzazione comincia con l'idraulica. Tra le pilastrature del ponte romano di Cecco di Ascoli costruisce una diga in muratura che regola e aumenta la portata utile per i suoi mulini. Quindi demolisce il mulino di Sotto e lo riedifica come stabilimento moderno a cinque piani, inaugurato nel 1859. Nel 1875 affianca all'attività molitoria una fabbrica di paste alimentari — la futura Pasta Picena, che resterà attiva fino al 1971.

Il 1885 è l'anno-cerniera. Luigi installa nello stabilimento le prime turbine idrauliche, accende sessanta lampadine a incandescenza alimentate da una ruota idraulica da 10 HP — è una delle prime applicazioni dell'illuminazione elettrica in un'industria delle Marche — e stende una linea telefonica tra la fabbrica e la casa di famiglia. Nello stesso anno acquista dai Salvati le due torri gentilizie di Piazza Sant'Agostino, dando avvio alla costruzione della residenza che ne prenderà il nome.

«La più interessante iniziativa imprenditoriale dell'Ascolano dopo l'Unità.»
— Giuseppe Di Bello, 1987

Quando muore, nel 1889, lascia ai nipoti — Francesco Luigi, Luigi e Giovanni — un complesso che riunisce mulini, pastificio, cartiera, gualchiera, residenza urbana e seicento ettari di terra. I figli di suo figlio Pietro raccoglieranno l'eredità e ne faranno il punto di partenza dell'avventura elettrica del Tronto.


IV  ·  Francesco Luigi Merli  ·  l'elettrificazione del Tronto

L'energia di una valle,
dalla casa di una famiglia.

Tra la fine dell'Ottocento e il primo trentennio del Novecento, Francesco Luigi Merli, nipote di Luigi, porta l'opera del nonno in una scala industriale nuova. Nel 1903 accende a Mozzano la prima centrale idroelettrica della valle del Tronto; nel 1909 fonda la Società Elettrica del Tronto, quotata dal 1912 alle Borse di Milano e Roma. La sua società elettrifica Ascoli, Castel di Lama, San Benedetto, l'intera Val Vibrata, e dà corrente a uno stabilimento di carburo di calcio.

La sua attività eccede il settore elettrico. Fonda nel 1904 una compagnia telefonica, nel 1916 la società delle terme di Acquasanta, nel 1919 una compagnia peschereccia a San Benedetto, una fabbrica di abrasivi nel Teramano. Dal 1913 presiede la Camera di Commercio di Ascoli. La crisi bancaria del 1929 segnerà la fine di questa stagione industriale; ne resterà però l'eredità infrastrutturale — la rete elettrica di una valle — e la più ampia documentazione storica fra tutte le imprese della famiglia.

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V  ·  il Novecento e oltre

Dopo l'industria,
la cura del palazzo.

Esaurita l'epoca industriale, i Merli del Novecento tornano a essere proprietari terrieri e custodi del palazzo. Francesco Luigi assume nel 1930 la presidenza dell'Unione Agricoltori della provincia, e fino alla sua scomparsa coordina la gestione delle terre rimaste alla famiglia. Le generazioni successive abitano il palazzo, lo trasformano internamente con i ritmi delle famiglie che ci vivono dentro, e gli conservano la fisionomia che oggi affaccia su Piazza Sant'Agostino.

Dopo le scosse di terremoto dell'agosto 2016, le torri di Palazzo Merli sono fra i primi monumenti della città messi in sicurezza, per il loro valore di testimonianza della Ascoli «delle cento torri». Da allora l'edificio è oggetto di un lungo restauro, condotto in dialogo con la Soprintendenza alle Belle Arti delle Marche. È l'ultimo capitolo, per il momento, di una storia di cura che dura da oltre otto secoli.


Note di archivio

Sull'archivio privato Merli

L'Archivio Privato Merli, conservato presso la famiglia, ha alimentato lo studio fondamentale di Giuseppe Di Bello (1987) sul ruolo industriale dei Merli nell'Ascolano. Nelle ricerche degli anni Ottanta ne hanno curato la consultazione la Contessa Giulia Anna Saldini di Rovetino Merli e Anna Maria Merli, depositarie delle carte familiari. Il sito accoglierà gradualmente, nella sezione Archivio, una selezione dei documenti e delle fotografie storiche.

Per conoscere il palazzo che la famiglia abita Il Palazzo →